Jesùs Quinones Ledesma, insigne tenore lirico drammatico, di stanza in Florida, ha studiato canto lirico prima in Italia e poi in Turchia con il mitico baritono Apollo Granforte che ne plasmò la potentissima voce facendolo diventare, a livello internazionale, uno fra i migliori tenori drammatici del dopoguerra.
Attualmente insegna canto lirico e tecnica interpretativa nel suo Paese e negli anni 1980, 1990 ha seguito con particolare attenzione sia in Italia che all'estero la nostra cara Giusy, che in uno scritto in suo omaggio, definisce:
"Che GRANDE artista Giusy... E' stata una delle più affascinanti soprani, le cui sublimi interpretazioni hanno fatto di lei una cantante-attrice speciale.
"Un Angelo che ci ha lasciato un grande tesoro."
e prosegue
Negli anni 1980 e 1990 vi sono state ottime voci di soprano, grandi signore del palcoscenico, ma di Giusy c'è n'è stata solo una, soprattutto in Traviata.
Ho avuto modo di sentire in teatro - anni fa - le sue sublimi interpretazioni di Violetta seguendone, passo per passo, ogni sua nota e il suo porgere il canto a fior di labbra.
In ogni frangente notavo sfumatire e colori completamenti aderenti alla sua sensibilità e coglievo ogni espressione del suo volto; ma nell' atto finale dell'opera, quello del dolore e dell'abbandono alla vita, superava sè stessa; qui riusciva a rendere reale, palpabile in scena, il patetico momento della morte. Una premonizione?... Non credo... Lei viveva e moriva con Violetta.
Chi altra soprano poteva - e può' tuttora - emozionare e rendere il personaggio di Violetta meglio di lei, lei che è stata scelta da Dio per cantare in modo così angelico...
Io spero che l'ispirazione spirituale di Giusy dia a molti giovani cantanti di oggi, la capacità di provare ciò che lei seppe darci con la sua umiltà, la sua professionalità e la la sua straordinaria arte canora e interpretrativa".
"Volevo ancora rimarcare che nella voce di Giusy (mi riferisco sempre alle sue interpretazioni di Violetta) - cosa molto strana -, si sentiva una premonizione di fatalità, una sensazione di addio alla vita, quasi ad un annunciare la sua posteriore e triste morte... Era certo viva ancora ma questa sensazione era in lei fortemente sentita.
Cantava col cuore, interpretava con l'anima e trovava nel suono della sua voce una forma melodrammatica di avvicinamento alla morte nella stessa vita...
Dopo la Mitica Callas non ho mai più ascoltato un'altra Violetta come la sua; era meravigliosamente molto attaccata e coinvolta nella interpretazione di questo non facile ruolo che ogni qualvolta l'ascoltavo ho vissuto momenti miracolosi.
Il suo spirito era con me".
Jesùs Quinones Ledesma
a lanfranco

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